un film documentario di matteo calore e stefano collizzolli // ZaLab

Articoli con tag “migrazioni

La testimonianza di Sameh

Sameh è la madre di Mohamed Ali, uno dei più di quattrocento ragazzi tunisini dispersi dopo essere partiti dalla Tunisia verso Lampedusa e l’Europa.
Ci racconta della sua partenza, e ci racconta di nove mesi passati senza alcuna notizia. Sameh è una delle promotrici dell’appello “Da una sponda all’altra, vite che contano”, che si può firmare qui.

un viaggio verso Lampedusa


proiezione al Teatro della Cooperativa, Milano, il 10 gennaio

 DA UNA SPONDA  ALL’ALTRA: VITE CHE CONTANO
“Dove sono i nostri figli?”

 

proiezione de “I nostri anni migliori”, martedì 10 gennaio 2012, alle ore 20.30, al Teatro della  Cooperativa di Milano, per il lancio della campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano.”
Ingresso a sottoscrizione libera.

Dove sono alcuni dei giovani tunisini partiti verso l’Europa dopo la rivoluzione? Sono circa 1000 i dispersi. Rispettare i desideri di libertà e di movimento significa far contare le loro e le nostre vite.

Facciamo più rumore possibile per far tacere il silenzio del mare…

La campagna Da una sponda all’altra: vite che contanoDove sono i nostri figli?  supporta l’appello dei familiari dei tunisini dispersi. L’appello chiede che le impronte, che servono per schedare le persone e ostacolarne la libertà di movimento, vengano utilizzate in questo caso per sapere se e dove siano arrivati i loro figli partiti dalla Tunisia verso l’Italia nei primi mesi del 2011.

Il 10 gennaio si terrà a Milano una iniziativa pubblica presso il Teatro della Cooperativa (ore 20.30, via Privata Hermada, 8- MM gialla Maciachini, poi tram 4 e fermata Niguarda centro).

Seguiranno interventi di donne italiane e tunisine e un collegamento con Tunisi per aggiornamenti sulla campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano”. Organizzano: Associazione Pontes dei Tunisini in Italia, gruppo femminista Le Venticinqueundici (Milano), Teatro della Cooperativa, gruppo Tunisia Libera di Tunisi e gruppo Tunisini di Parma, ZaLab.

Per sostenere la campagna, il 14 gennaio,  anniversario della Rivoluzione Tunisina, si terrà un presidio davanti al Consolato tunisino (appuntamento ore 10 davanti in viale Bianca Maria 8), che poi si sposterà davanti la Prefettura (in Corso Monforte 31, Milano).

L’iniziativa è sostenuta da le venticinqueundici, pontes, storiemigranti e ZaLab.

Le segnalazioni su elle, liberazione, la repubblica ed il corriere


Arrivare a Lampedusa: un extra video

un extra dal girato de “I nostri anni migliori”.

Una grande sfortuna è quella che tu, il tuo mondo, la tua vita e le tue esigenze siano ignorate dal racconto mediatico.
Ma una sfortuna forse più grande ancora è quella che tu diventi oggetto del racconto dei media senza poterne essere soggetto, quella di essere raccontato sempre e solo in funzione di interessi altrui, senza poter replicare, senza poter prendere parola.

E’ quello che è successo ai ventitremila tunisini arrivati a Lampedusa (ed ancora di più a quelli arrivati dopo, che son diventati addirittura “libici”, essendo in realtà ghanesi, nigeriani, chadiani… leggete qui su questo). I tunisini sono diventati “profughi” (o clandestini mascherati), “orda barbarica”, “emergenza biblica”: funzione di un discorso tutto di ordine pubblico e tutto politico. Questo è un piccolo racconto dell’arrivo a Lampedusa, da un altro punto di vista.


ComboniFem parla dei nostri anni migliori

Si parla di viaggi e rivoluzcopertina ComboniFemioni, ed anche dei nostri anni migliori, in questo articolo di Elena Guerra su ComboniFem, uscito il 17 novembre.

“Libertà e democrazia sono le parole che ritornano da chi testimonia le rotte dei migranti e ha vissuto vicino ai tanti che, arrivati in Italia (poche migliaia in verità, circa 22mila rispetto a popolazioni composte da milioni di persone) e nel resto d’Europa, stanno cercando di vivere come qualsiasi altra persona al mondo, tra viaggio e migrazione, tra ricerca di una possibilità di riscatto e di conoscenza.”


appello per i migranti tunisini dispersi

“Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza.
Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo…”

puoi leggere la petizione completa e firmarla qui

Petizione promossa da Storiemigranti ed appoggiata dal gruppo di donne venticinqueundici e dall’associazione Pontes.

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